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Norberto Spina, Il cristallo, 2025

Realizzato due anni fa, questo lavoro si inserisce come un tassello all’interno di un corpus di lavori più ampio che era legato alla riflessione sulla memoria, sulle dinamiche della rappresentazione e sulla sedimentazione emotiva degli oggetti. Volevo, che nella sua semplicità domestica, questa teiera potesse emergere come una presenza ambigua e sospesa. La superficie pittorica, attraversata da stratificazioni cromatiche terrose e da una costruzione lenta e ossessiva del segno, trattiene qualcosa della qualità instabile del ricordo, collocando l’immagine in un tempo indefinito. La mia intenzione era restituire la teiera non come natura morta nel senso tradizionale del termine, bensì come un frammento di una narrazione familiare che sfugge a una precisa collocazione temporale. I soggetti su cui lavoro hanno quasi sempre un’origine fotografica: immagini che raccolgo nella quotidianità, scatti provenienti dai miei album di famiglia o da archivi storici. Negli scorsi anni ho affrontato spesso il tema del paesaggio, dell’infanzia, dell’iconografia religiosa cattolica e della sfera del mondo equestre. Il mio intento non è mai nella rappresentazione del soggetto in sé, quanto nella possibilità di interrogare le immagini come depositi emotivi e storici, capaci di evocare dinamiche di appartenenza, educazione, memoria e potere.