Le due opere che formano il dittico non si limitano a rappresentare il corpo, ma lo dissezionano concettualmente, spogliandolo della sua integrità superficiale per indagarne la condizione postumana. Le tele, sature di richiami cromatici alla carne – umana o animale che sia –, ai nervi e ai muscoli, assumono l'aspetto di un frammento biologico, un trancio anatomico isolato e messo in risalto. In questo contesto, il titolo offre una chiave di lettura cruciale: prendendo in prestito dal linguaggio medico-scientifico il termine "muscoli retti", la loro trasformazione e dilatazione diventa metafora della mutazione e dell'evoluzione del corpo umano contemporaneo.