20.

Chiara Peruch, Re-bis, 2023

Quest’opera si presenta come una visione sospesa, una zona mutante in trasformazione. La figura di una tartaruga emerge da un paesaggio umido dominato da toni freddi. Il cielo, che sovrasta la scena sembra lentamente rischiararsi all’alba creando un’atmosfera silenziosa e al tempo stesso irreale, evocando un ambiente primordiale e misterioso. La tartaruga, posta al centro della composizione, appare trasformata: presenta due teste infatti. Il carapace assume una texture organica e minerale, ottenuta tramite la tecnica della marmorizzazione dell’olio. Il suo corpo, morbido e fluido, sembra fondersi con l’acqua circostante, suggerendo un rapporto di continuità tra il rettile e l’ambiente che lo circonda. Osservando Re-bis ci troviamo difronte ad un mondo in cui l’uomo è scomparso, un ecosistema in cui può celarsi ogni minaccia: un ambiente a noi inadatto, nel quale risultiamo di troppo perché fuori dal tempo, in ritardo o in anticipo. La visione altalenante di un paesaggio, nitido o ambiguo o fosco o alieno, diviene costante lessicale dell’impianto iconografico, irreprimibile e inattesa. Nel mio lavoro coesistono modalità iconografiche tipiche di generi pittorici quali il paesaggio e la natura morta. Sono ricorrenti scene caratterizzate da atmosfere sospese, buie in cui il tempo sembra essersi fermato. Rettili, insetti, anfibi, e una sporadica vegetazione risultano essere gli unici viventi tra le rovine, in virtù della loro capacità di adattamento.