I miei soggetti ricorrenti includono figure femminili immerse in paesaggi naturali, spesso accompagnate da elementi come lune, sfere di cristallo, tende e piccoli animali come libellule. Sono presenze che ritornano perché funzionano come simboli aperti: la luna e le sfere hanno a che fare con una dimensione intuitiva e ciclica, le tende introducono uno spazio intimo e quasi teatrale, mentre gli animali creano connessioni più sottili con l’ambiente. Le figure femminili sono centrali e a volte appaiono “armate” non in senso aggressivo, ma attraverso dettagli come gioielli o elementi che sembrano proteggerle o potenziarle. Mi interessa questa ambiguità tra vulnerabilità e forza, tra esposizione e controllo. C’è anche una componente molto intuitiva: spesso le immagini arrivano prima del significato, e solo dopo capisco da dove vengono. In questo senso il mio lavoro si costruisce come una stratificazione tra esperienza personale, memoria visiva e immaginario collettivo. Tornano perché sono forme che continuano ad aprire possibilità, non si esauriscono. Ogni volta si trasformano leggermente, mantenendo però una stessa tensione tra intimità, natura e dimensione simbolica.