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Domenico Ruccia, Salazár ci insegue (furtiva mano di un fantasma occulto) - Trilogia della fuga Vol.3, 2025

Nel mio lavoro la pittura è spesso un modo per interrogare il tempo e la possibilità che le immagini portino con sé tracce stratificate, sopravvivenze e deviazioni. In quest’opera la fuga non è soltanto un’azione, ma una condizione mentale: un passaggio in cui il paesaggio, la presenza spettrale e il movimento diventano parte dello stesso campo percettivo. Più che raccontare una storia compiuta, il dipinto prova a trattenere quel momento in cui qualcosa appare, si sottrae e continua a inseguirci anche dopo essere uscito dal quadro. Quest’opera appartiene alla Trilogia della fuga, un trittico in cui la fuga non viene intesa soltanto come allontanamento fisico, ma come condizione mentale ed emotiva. In questo terzo episodio, la tendenza a scappare dalle proprie paure convive con una tensione opposta: quella di attraversarle, o almeno di sostenerne la presenza senza riuscire davvero a dominarla. È proprio in questo attrito che il dipinto prende forma. L’immagine mostra un paesaggio che sembra insieme naturale e mentale, o psichico: due alberi costruiscono una sorta di soglia laterale, mentre al centro e in basso emergono presenze instabili, difficili da fissare del tutto. Si ha l’impressione di assistere a una scena di inseguimento o di fuga, ma senza che il racconto si chiuda davvero in una spiegazione univoca.