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Roberto Picchi, Il ghiaccio se ne va, “Paleoclimatologie”, 2023

I miei soggetti ricorrenti – come ghiacciai, grotte, formazioni minerali, funghi ed elementi vegetali effimeri – nascono dall'interesse verso i processi di trasformazione della natura e dalla necessità di osservare ciò che normalmente rimane ai margini dello sguardo. Queste presenze ritornano costantemente nella mia ricerca perché incarnano sistemi vivi in continuo mutamento, capaci di mostrare simultaneamente la propria forza e la propria fragilità. Nella mia opera, il paesaggio naturale si manifesta così come una superficie viva, attraversata da processi di erosione e sedimentazione; la grotta che raffiguro, popolata da stalattiti di ghiaccio, non è una mera documentazione, ma diviene metafora di un ecosistema precario, sospeso tra permanenza e dissoluzione. Attraverso una forte tensione tra osservazione scientifica e dimensione immaginifica, trasformo il frammento naturale in racconto e il soggetto organico in una presenza quasi anatomica. Questa indagine si traduce, dal punto di vista tecnico, in una pittura costruita per stratificazioni e velature d'olio, trementina veneta e vernice mastice, con cui cerco di restituire la profondità e la qualità scultorea e tattile delle superfici indagate.