La ricerca di Giuditta Branconi prende forma da quello che lei stessa definisce un “feticismo per le immagini”. Le forme che Giuditta presenta traggono ispirazione dall’immaginario profondo e caotico del WWW al quale l’artista si approccia mediante uno sguardo idiota, positivamente buono e dal quale ricava immagini paradossali, a tratti scioccanti, che vengono consumate e grattate dall’atto pittorico. Attraverso la libera appropriazione di simboli, immagini, icone moderne compone dei locus amoenus sognanti, dolci, a tratti perversi e inquietanti, abitati da soggetti esclusivamente femminili. L’intento è quello di dare forma e voce a realtà dominate da un’energia sororale, materna, che non esclude momenti sensuali, morbosi o violenti.