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Gabriele Napoli, Snotboy M., 2026

L’opera nasce da una superficie materica e stratificata, in cui la pittura sembra affiorare lentamente, come un’immagine consumata dal tempo. La figura, parzialmente nascosta da un gesto che copre il volto, appare sospesa tra presenza e sottrazione: è vicina, ma allo stesso tempo sfuggente, come se custodisse qualcosa di non pienamente rivelabile. La presenza del gatto, trattenuto vicino al volto, introduce una dimensione intima e relazionale. L’animale diventa quasi un tramite emotivo: un elemento di ambiguità, capace di accentuare il senso di fragilità della scena.