Nell'opera 'Tamas' ci si trova di fronte ad un gruppo di soggetti dalla natura poco chiara, ambigua, raggruppati in maniera quasi forzata, come se quasi fossero stati incastrati dalla cornice del piano pittorico. Lo spunto per il dipinto è arrivato durante una passeggiata per un centro commerciale di Cluj-Napoca, all'interno del quale, su un bancone di un negozio, c'era del cibo che non riuscivo a riconoscere, ma che mi aveva colpito per via dei suoi colori e dei suoi riflessi di luce. In seguito, avrei scoperto che si trattava di peperoni in aceto ripieni. Lo stupore per quella scena curiosa, i colori del soggetto e anche la sua disposizione in gruppo mi hanno portato a scattare varie foto dei peperoni, andandoci a lavorare in seguito a livello pittorico, con segni e toni caldi che contribuissero a creare una sensazione di viscidità. L'inquadratura ravvicinata cattura invece i dettagli dei soggetti, altera la percezione del tempo, mantiene misteriosa e accattivante la natura originaria di un soggetto banale, lasciando trapelare nuovi sensi e livelli di lettura. Il titolo è invece preso in prestito dalla cultura induista, nella quale con il termine tamas ci si riferisce all'aspetto diabolico, dualistico, della materia. Questo omaggio alla filosofia induista conferma e amplifica il senso di mistero e di apertura dell’opera.