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Vittorio Zeppillo, The Fall, 2025

The Fall esplora la tensione tra luce e oscurità, tra apparizione e sparizione. L'opera indaga il momento della caduta come passaggio, come perdita di equilibrio e di controllo, ma anche come apertura a uno spazio altro, indefinito. La luce qui non è solo presenza, ma materia instabile che si scontra con zone di buio estremo, profonde, quasi impenetrabili. È da questo attrito che emergono forme parziali, frammenti di immagini che si rivelano e si sottraggono continuamente allo sguardo. Il contrasto è il vero motore dell'opera: bagliori sovraesposti e abissi neri convivono sulla superficie della tela, generando una percezione ambigua e mutevole. Non c'è una narrazione lineare, ma una successione di stati visivi in cui ciò che vediamo è sempre sul punto di scomparire. La superficie pittorica diventa così un campo di forze opposte, in cui la luce tenta di affiorare e allo stesso tempo viene inghiottita dall’oscurità. Non ho soggetti ricorrenti nel senso tradizionale del termine. Nella mia nuova ricerca mi interessano soprattutto scenari e immagini sceniche in cui la luce ha un ruolo determinante, con un rapporto forte con l'illuminazione teatrale e cinematografica. Le mie fonti sono molteplici: osservazioni quotidiane, fotografie scattate da me, immagini trovate online, frame di film, che poi manipolo e rielaboro nel mio lavoro.