Quest’opera nasce da una ricerca che intreccia pittura, tessile e scultura, mettendo al centro il rapporto tra materia e interazione con la superficie dello sfondo, non più forata come nei lavori precedenti ma piena e compatta. Il lavoro non si configura quindi come un semplice spazio bidimensionale, ma come un corpo fragile e stratificato, costruito attraverso carta, acrilico, cuciture in filo di cotone e resina. Le forme presenti richiamano elementi vegetali e organici, quasi una crescita spontanea che emerge dalla superficie stessa dell’opera. Le trame cucite attraversano il lavoro come radici o connessioni biologiche, creando una rete di relazioni tra le diverse parti della materia. Il filo assume così un valore simbolico: non serve soltanto a unire, ma diventa gesto di cura, ricomposizione e memoria. La carta viene sottoposta a processi fisici di bagnatura, strappo e irrigidimento, lasciando emergere pieghe, tensioni e lacerazioni. Il processo manuale rimane visibile e diventa parte integrante dell’immagine finale. Anche il colore contribuisce a creare un equilibrio tra organico e artificiale: i toni rossi evocano una dimensione corporea e vitale. L’opera invita lo spettatore a osservare da vicino la materia e le sue imperfezioni, costruendo un’esperienza sensibile legata alla fragilità, alla trasformazione e alla possibilità di creare connessioni attraverso il gesto e la materia.