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Chiara Baima Poma, Mama's wedding, 2025

Mama's Wedding nasce dall’osservazione delle dinamiche legate alla migrazione senegalese e dalle esperienze vissute dall’artista durante i suoi viaggi in Senegal e il contatto diretto con la comunità senegalese emigrata in Europa. L’opera raffigura un grande piccione che trasporta tra le zampe un abito cerimoniale femminile, rigido e colorato, ispirato agli abiti tradizionali utilizzati durante cerimonie e matrimoni senegalesi. L’immagine prende forma a partire da una pratica diffusa all’interno di alcune comunità migranti: matrimoni organizzati a distanza, nei quali uomini emigrati in Europa sposano donne rimaste in Senegal. Spesso si tratta di unioni combinate dalle famiglie, in particolare dalle madri, e celebrate senza la presenza fisica degli sposi. La cerimonia avviene quindi in assenza dei soggetti stessi che dovrebbe unire, generando un senso di paradosso: un rito collettivo costruito attorno a una presenza mancante. Il piccione diventa qui il simbolo centrale dell’opera. L’artista riconosce in questa figura una metafora della condizione migrante: un’esistenza fatta di attraversamenti, distanza, trasformazione e continua negoziazione con nuovi luoghi e identità. L’abito trasportato dal piccione evoca una sposa assente, mai rappresentata direttamente. È come se l’animale si facesse carico simbolicamente del peso della cerimonia e della distanza che separa gli sposi.