Quest’opera nasce da un oggetto domestico trovato e trasformato, una vecchia pentola che perde la propria funzione originaria per diventare presenza ambigua e quasi organica. La superficie metallica viene abitata da una bocca spalancata, un’apertura che può ricordare tanto un predatore quanto un mostro o un varco. L’oggetto quotidiano si trasforma così in creatura, assumendo un carattere ironico ma anche inquieto. Nel mio lavoro mi interessa spesso dare nuova vita a materiali consumati o scartati, caricandoli di immagini che oscillano tra attrazione e disagio. In questo caso la pentola, simbolo di nutrimento e domesticità, diventa un corpo famelico, quasi autonomo, capace di ribaltare il rapporto tra contenitore e contenuto. La bocca rossa sembra inghiottire lo spazio e allo stesso tempo aprire una dimensione interna sconosciuta.