Sono cresciuto nella campagna toscana dove, d'estate, non appena il sole tramonta, sciami di zanzare, mosche, lucciole e altri insetti notturni si alzano per tormentare persone altrimenti rispettabili e laboriose. Ogni casa è protetta da un velo impenetrabile di zanzariere, l'unica separazione tra la civilizzazione domestica e l ́indomabile oscurità della notte. La protagonista silenziosa di queste immense notti è la falena. Solitamente maestra dell'orientamento, usa la luna come punto di riferimento per navigare. Le luci artificiali dirottano questo sistema, trascinandola in spirali infinite attorno a una lampadina, spesso intrappolandola contro una zanzariera. Per le falene, la rete diventa un sussurrio di fili invisibili, tessuto per impedirgli di raggiungere il loro obiettivo. L'ironia sta nel fatto che la luce che inseguono non è più quella della luna. Stanno inseguendo un'illusione e sono troppo concentrate a risolvere il problema per rendersi conto che stanno adorando un falso idolo. I miei ultimi lavori esplorano questa relazione, estremamente simile alla condizione umana, tra la falena, la zanzariera e la fonte di luce. Anche io spesso mi ritrovo ad inseguire un surrogato della luna e sono talmente intento a disfare la trama dei miei problemi che non mi accorgo che quello che sto inseguendo non è quello che veramente voglio. Questa opera nello specifico gioca sul ricordo del circolo sportivo dove giocavo a tennis da piccolo e sul parallelo tra una zanzariera e l ́intessitura della racchetta da tennis.