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Matteo Faraci, Tender Traspass, 2025

Tender Trespass nasce dal desiderio di indagare quelle tensioni silenziose che si sviluppano all’interno dell’intimità quotidiana, soprattutto durante l’infanzia, quando molte esperienze emotive vengono percepite prima ancora di essere comprese o nominate. Il titolo può essere tradotto come “intrusione tenera” o “sconfinamento delicato”, e contiene già la contraddizione centrale del lavoro: la coesistenza tra vicinanza affettiva e invasione, tra cura e pressione emotiva, tra protezione e attraversamento di un limite invisibile. Il dipinto rappresenta solamente un torso umano, concentrandosi su petto e addominali in una visione ravvicinata, quasi compressa. L’assenza di uno sfondo o di elementi narrativi elimina qualsiasi contesto descrittivo e porta l’attenzione esclusivamente sul corpo come luogo di accumulo emotivo e psicologico. Non mi interessava rappresentare un individuo preciso, ma utilizzare il corpo come superficie percettiva, come spazio in cui rimangono depositate tensioni, memorie e residui affettivi. In questo senso il corpo non è mai solamente anatomico: diventa una presenza fragile, esposta e attraversata da qualcosa che eccede l’immagine stessa. Anche la scelta dell’inquadratura ravvicinata è importante. Lo spettatore viene posto troppo vicino al corpo, quasi in una situazione di sconfinamento involontario. Questa vicinanza crea una tensione ambigua: da una parte c’è un senso di intimità, dall’altra una sensazione di disagio o invasione.