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Mario Uliassi, Tempesta Artica, 2026

L’opera rappresenta una tempesta intravista in una macchia. I due fenomeni catastrofici vengono sovrapposti per osservare come le forze concorrono a costruire una forma. L’immagine quindi non ha un origine reale ma proviene da un accidente pittorico a cui viene data materialità in un secondo momento. Il gesto di disegno, rado, serve solo ad delineare una configurazione di cose già esistente nella macchia. Comportamento che diventa paradigmatico per orientarsi in contesti caotici: nel marasma, tra definito e indefinito, la forma è spesso già presente e basta avere la chiarezza per intravederla e la fermezza di comporla senza farsela sfuggire, per far si che venga ad esistere. Questo quadro, come la serie a cui appartiene, riguarda il prendere forma delle cose. Da una parte col generarsi spontaneo dell’avvenire e dall’altra il prendere forma del fare umano più arrovellato nel suo tentativo di drittezza, consapevole però, di contenere la spontaneità animale o vegetale propria dell’avvenire, ricercandola di continuo poiché nel proprio percorso produttivo ha finito per sopprimerla. Mettendoli a confronto i due modi di formare e quindi anche di esistere, se ne possono osservare relazioni, contrasti e contraddizioni, possibili solo nel luogo del dipinto.