Come il titolo suggerisce non c’è tanto altro da dire su Giovane che vomita. Il titolo esaurisce quel poco che si sarebbe potuto aggiungere all’immagine, indicando che è solo quello che vedete. Il contesto è ridotto a un vestiario nero (una maglietta, un pantalone e delle scarpe), a un letto e a un fondo neutro. Pochi elementi che ci fanno concentrare sull’unica cosa che apparentemente conta: c’è una persona (un giovane come suggerisce il titolo) che sta vomitando. Cosa abbia indotto il vomito non ci è dato saperlo, tantomeno se quel vomito sarà una liberazione o il sintomo di un nuovo malessere appena sopraggiunto. L’osservatore, nella mia esperienza di questi anni da quando l’ho dipinto e fatto vedere o a mostre o in studio, reagisce al dipinto come reagisce all’idea di vomitare o come reagisce alla vista di qualcuno che vomita: c’è chi si disgusta, c’è chi si diverte, c’è chi è affascinato, c’è chi gli viene la nausea. Quando immagino dei dipinti (anche se non per tutti quelli che progetto) mi piace la prospettiva di creare immagini iconiche, non nel senso abusato di ”leggendario” o ”indimenticabile”, ma nel senso più specifico di “relativo a una singola cosa, nella sua essenza più profonda”, volendo creare un dipinto che rappresenti un singolo e precisissimo concetto o idea, in questo caso ”L’atto del vomitare”. Le immagini possono avere questo potere e a me piace esplorarlo e a volte tentare di raggiungerlo.