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Edi Balla, Muro e capelli, 2024

L’opera raffigura una superficie muraria, resa con tonalità calde che richiamano una dimensione domestica e primaria. Questa apparente stabilità è attraversata da interruzioni visive: giunture evidenti e linee di frattura che spezzano la continuità, trasformando il muro in una superficie segnata, quasi cicatriziale. In corrispondenza di questi punti emergono ciocche di capelli, inserite come elementi organici all’interno della struttura. È fondamentale rilevare come tali presenze derivino da un rito magico, un gesto apotropaico di protezione e conservazione legato al ricordo e memoria. I capelli, in quanto residui corporei carichi di identità, vengono qui integrati nella materia edilizia non come semplice traccia, ma come dispositivo simbolico: un atto volto a inscrivere il corpo nello spazio abitato, affidandone una parte alla permanenza del muro. Riaffiora in questo modo il ricordo del rito della nonna. Il quadro traduce un’esperienza intima e biografica in un frammento spaziale, dove pittura, materia e gesto costruiscono un frammento di stratificazione. Il muro diventa così un archivio attivo, in cui la materia pittorica trattiene e restituisce una memoria invisibile, mentre il gesto rituale si manifesta come pratica di sopravvivenza simbolica, capace di connettere corpo, spazio e tempo in un’unica struttura significativa.