L’immagine raffigura un busto di pietra, mutilo e visibilmente danneggiato nella superficie, che alla vista si mostra greve e parzialmente erosa. La pittura che ne compone le sembianze cerca tattilmente di imitarne la mineralità, evidenziandosi nelle asperità date dalla materia granulosamente corposa. L’intento nella mimesi delle forme vuole non solo riprodurne l’andamento ma incarnarne le peculiarità, anche tattilmente. Una volta completata, l’immagine è stata prontamente cosparsa con un solvente torbido, lasciato agire liberamente alla sua caduta sulla stessa. Tale intervento vuole assecondare e intensificare ulteriormente le precarietà che già inizialmente figuravano l’oggetto, rendendo reale e non solo imitativa la consunzione delle forme, attraverso la lesione della stessa pittura che le compongono. Il titolo, che traduce la parola “guarigione”, gioca su un corto circuito semantico tra l’aggressività di un gesto che nuoce alla figura, ma senza il quale non potrebbe liberarsi dal torpore della mera riproduzione visiva.