L’opera rappresenta un’azione congelata nel tempo: una figura femminile anonima stesa a terra, in uno spazio indefinito e asettico, senza contesto apparente. Di lei è visibile solo il suo corpo, è una figura mutilata e che non ha bisogno di essere identificata: l’importanza risiede nel momento. L’interesse per il dettaglio casuale e apparentemente inutile è direttamente collegato al desiderio di osservare, ovvero il fulcro centrale della mia ricerca pittorica. Il soggetto, il contesto o la motivazione non sono importanti quanto la pulsione innata di guardare qualcosa nella maniera naturale in cui si presenta. La visione è ulteriormente ambigua per la misteriosità del contesto, potremmo essere presenti alla scena oppure potremmo starla spiando dal buco di una serratura. Il titolo è un riferimento letterario al romanzo Invisible Monsters di Chuck Palahniuk, citazione della protagonista che ricorda i commenti provocatori dei fotografi di moda, pronti ad immortalare il disagio umano pur di ottenere uno scatto interessante.