Oggi la mia ricerca pittorica si concentra sulla costruzione di immagini ambigue e stratificate, nate da frammenti del reale ma progressivamente alterate. Uso la pittura per spingere le scene verso una dimensione sospesa, dove il familiare può diventare estraneo, rituale o inquieto. In generale direi che traduco in pittura immagini che fanno parte del mio vissuto passato e presente, che poi decido di alterare o estremizzare. Le figure che rappresento sembrano essersi adattate a contesti selvatici postmoderni. Sono delle “messe in scena” in cui appaiono riti, oggetti misteriosi o forse sacri, oggetti abbandonati. Credo che esprima in qualche modo un desiderio profondo di questa modernità: ricongiungersi, in maniera anche sgraziata, con il selvatico e con la natura non romanticizzata.