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Daniela Moruz, A Different Type of Intimacy, 2025

In questo lavoro ho scelto di concentrarmi su una porzione del corpo apparentemente marginale, sottraendo alla visione il volto e ogni elemento narrativo riconoscibile. L’immagine si costruisce così attorno a una presenza frammentata e vulnerabile, le gambe e i piedi diventano un luogo emotivo. Mi interessa che il corpo non venga letto come ritratto, ma come traccia sensibile, come superficie attraversata da stati psicologici e memorie fisiche. La composizione nasce da un’inquadratura ravvicinata e intima, che elimina la distanza tra osservatore e soggetto. Il corpo è disteso su un tessuto mosso da pieghe, trattato non come semplice sfondo ma come estensione emotiva della figura stessa. Gli azzurri acquosi e i verdi desaturati costruiscono un’atmosfera sospesa, silenziosa, quasi organica, mentre i rossi profondi emergono lungo i margini del corpo come tensioni interne. Il colore non ha una funzione naturalistica, è utilizzato come dispositivo percettivo, capace di alterare la lettura anatomica e di restituire il corpo come esperienza instabile e mutevole. La pittura rimane volutamente visibile. In alcuni punti la materia si addensa, in altri si dissolve in velature più morbide, creando una continua oscillazione tra definizione e perdita della forma.