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Nicola Bindoni, The shape of doubt, 2026

L’opera nasce da una riflessione sul sovraccarico mentale e visivo che caratterizza il presente, e sul modo in cui la nostra identità venga costantemente attraversata, modificata e spesso soffocata da pensieri, aspettative e informazioni esterne. Il volto del soggetto appare quasi completamente ricoperto da post-it contenenti frammenti di parole, annotazioni e pensieri che si accumulano fino a trasformarsi in una vera e propria superficie psicologica. I fogli non agiscono soltanto come elemento di copertura, ma ridefinisco il volto stesso, alterando la percezione dell’individuo e restituendo un’immagine instabile, frammentata e vulnerabile. L’opera si sviluppa attorno all’idea della mente come spazio stratificato e caotico, attraversato da dubbi, paure, pressioni sociali e pensieri ricorrenti. Le frasi presenti sui post-it rimangono in parte leggibili e in parte nascoste, proprio per suggerire un dialogo interiore frammentario, mai completamente decifrabile. Lo spettatore è portato ad avvicinarsi all’opera nel tentativo di leggere, comprendere, ricostruire, entrando così in una relazione diretta con la dimensione psicologica del dipinto. L’opera affronta temi legati all’identità contemporanea, alla fragilità emotiva e alla difficoltà di distinguere la propria voce interiore dal rumore costante che ci circonda.