L’opera fa parte di un ciclo dedicato ai “crepuscoli” e rappresenta il secondo capitolo di un percorso iniziato con La prossima volta, esposto durante l’ultima mostra della Fondazione The Bank. Se nel primo dipinto il fuoco era flebile, quasi in estinzione, qui diventa vivo, intenso, muscolare e prende la scena diventando metafora della vita che divampa e si espande. Al centro della composizione un bambino, travolto dalla forza della luce, porta le mani al volto, è l’immagine della vitalità pura e abbagliata dalla vita. A sinistra una figura adulta osserva il fuoco con uno sguardo riflessivo, mentre sullo sfondo una giovane donna si lascia attraversare dal suo riverbero. Sul margine destro due figure indistinte rappresentano la terza età, stanno per uscire dal quadro, ma si voltano un’ultima volta verso la magnificenza del fuoco. Dietro di loro un rifugio di montagna, con una sola finestra illuminata a rappresentare il luogo sicuro delricordo di chi non c’è più. Un ricordo dove trovare sempre asilo e conforto. La scena si svolge nel giorno più lungo dell’anno, “un altro solstizio” a significare che ne stiamo vivendo ancora uno e che siamo dunque vivi. In questo spazio di luce e tempo ho rappresentato le tre fasi della vita sotto un cielo eterno, unite dall’unico fuoco che ci rende umani.