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Marco Mastropieri Relicta Hortus, 2023

L’opera trae origine da una riflessione profonda sulla fragilità intrinseca alla manipolazione ambientale operata dall’uomo. Il concetto di giardino, inteso come una porzione di spazio delimitata e rimodellata per rispondere a esigenze funzionali o canoni estetici artificiali, rivela qui la sua natura effimera. Nel momento esatto in cui la cura antropica viene meno, questo microcosmo tende spontaneamente a evolvere verso uno stato di ecosistema più complesso, caratterizzato da un equilibrio che appare caotico e rigorosamente ordinato al tempo stesso. La vegetazione, non più contenuta, si espande, dando vita a una piccola foresta che cancella i confini del disegno originale. Al centro di questa metamorfosi, l’ultima traccia tangibile dell’uomo è una statua. Il muschio la ricopre, ne divora i lineamenti e la condanna a un lento, inesorabile sgretolamento. La sua forma inizia un dissolvimento, fondendosi con l’ambiente, perdendo la sua identità per diventare parte integrante di un’ ecosistema in formazione. Questa visione, immersa in un’atmosfera onirica e sospesa, ricolloca l’essere umano all’interno del proprio habitat naturale, decostruendo il tradizionale punto di vista antropocentrico e invitando a una riconsiderare il rapporto con la natura da altri punti di vista.