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Tommaso Viccaro, Broncio, 2025

Broncio è un’opera che costruisce il proprio linguaggio attraverso il contrasto: tra presenza e assenza, ironia e malinconia, colore e vuoto. Al centro della tela emerge una piccola brocca zoomorfa, quasi un animale fantastico o un giocattolo rituale, dipinta con neri lucidi e improvvise accensioni cromatiche che sembrano colare sulla superficie come emozioni trattenute troppo a lungo. L’oggetto appare isolato in uno spazio rarefatto, sospeso tra due fasce orizzontali scure che ricordano scaffali, orizzonti o superfici mentali. Attorno, forme evanescenti e riflessi lattiginosi suggeriscono presenze fantasma, memorie o duplicazioni sfocate della realtà. La composizione amplifica una sensazione di silenzio e distanza emotiva: il “broncio” del titolo non è soltanto espressione facciale, ma stato interiore, chiusura trattenuta, vulnerabilità che si maschera con il grottesco e il gioco. L’uso dell’olio crea una materia morbida e nebulosa, attraversata da velature fredde e acquose che contrastano con la densità brillante dell’elemento centrale. La luce sembra dissolvere i contorni invece di definirli, trasformando la scena in una dimensione sospesa tra sogno e ricordo. In Broncio, il piccolo recipiente antropomorfo diventa così un autoritratto emotivo implicito: fragile, eccentrico, ostinato nella propria presenza dentro uno spazio vasto e quasi indifferente. I soggetti che spesso rappresentano derivano da un mio interesse personale legato al tempo e più precisamente alla memoria che un oggetto può avere. Sono oggetti che mi colpiscono per la loro estetica o altre volte che catturano la mia attenzione per qualche altra ragione a me sconosciuta. Credo che le cose abbiano un vissuto a noi misterioso e il mio tentativo è quello di svelarlo o provare a immaginare un possibile legame con esso.