97.

Sara Pacucci, Not in Your Mind, 2026

Nel momento in cui ci affacciamo al mondo, vuoti da preconcetti e liberi nello sguardo, ricchi di una vista che lascia spazio all’immagine senza chiuderla, possiamo considerarla non più solo come oggetto visivo, ma come una sostanza carica di vitalità. Sarebbe ingiusto non credere che le opere visuali non detengano degli effetti sul mondo, esse hanno sempre un effetto sullo spettatore, ma un’immagine nel momento in cui viene osservata crea relazione, dove lo sguardo esterno contribuisce a determinarla. Il lavoro presentato, che mostra una scena dove non avviene un’azione determinata, lascia spazio ad una narrazione silenziosa, composta di un momento sospeso dove pare non avvenire nulla. Si da spazio allora al tempo presente, all’ascolto dell’immagine in quanto forma nativa, capace di catturare l’attenzione riportando lo spettatore a memorie condivise. I colori, tenui e desaturati, con un accento sui toni blu, ci conducono verso una prospettiva che si distacca dal quotidiano per ricalcare un mondo più liquido e fantasmatico a cui sembrano appartenere i ricordi. L’intenzione è quella di guidare lo spettatore verso uno sguardo capace di attivarsi e rinnovarsi, riaffermando la capacità di mettersi in ascolto.